Qualche soldo sparso in tasca e nessuna voglia di assecondare le moine di una commessa appiccicosa. Meglio Zara per Alice. E' un sabato pomeriggio gelido e l'unico tempore che il Natale le concede è quello della finta aria calda del grande magazzino, quasi di conforto mentre le versioni di latino se ne stanno accantonate in camera, nella preparazione di una serata che deve essere perfetta. Nessuno sguardo su Alice, gli occhi degli inservienti puntati su abiti monocromatici abbandonati da clienti insoddisfatte. Donne abbienti che dondolando bauletti da un migliaio di euro lanciano sugli scaffali pantaloni neri che più o meno seguono la tendenza di quest'anno, camicie dal taglio lievemente maschile che poco s'intonavano coi loro seni maturi e ormai cadenti. Non è tempo per la femminilità. Nemmeno nel camerino di Alice, che si spoglia di schiena per non far trapelare a sé stessa le morbidezze dei suoi sedici anni. Si sbilancia sui suoi tacchi, otto centimetri e mezzo per slanciare quelle cosce rimpinzate dalle prime mestruazioni. Così si appoggia al cartongesso per non scivolare rovinosamente e far accorrere quella culona di una commessa di colore che voleva darle una taglia in più. Immagine inevitabile. Quelle tettine gelatinose, sormontate da quei capezzoli rosei, tanto rosei che Alice è sicura, li saprebbe riconoscere solo lei. Sceglie il primo abito, quello che si può mettere anche col reggiseno. Paga e riprende il marciapiedi di via Roma. Stasera si baccaglia.
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