venerdì 30 dicembre 2011

Le zeppe di Fornarina


1998. Fornarina spopolava con la sua zeppa trashissima. Non c'era adolescente che non la possedesse, non c'era bambina che non volesse imitare l'adolescente che la possedeva. Non c'era azienda che non la imitasse, e a me quell'anno capitava la sottomarca. -Troppo care-, sentenziava mia madre settimanalmente, nella consapevolezza che il mio piedino martoriato dalla danza sarebbe cresciuto troppo in fretta. A ricordarmi che ero fuori moda, l'anticonformista diario Onyx in tessuto di jeans, con quelle ragazzine un po' sovrappeso e molto hip-hop che tra una pagina e l'altra mettevano in mostra piercing e tinture per capelli improbabili. E pantaloni a zampa di elefante. Nei miei completini che facevano molto "Anna dai capelli rossi la domenica" mi domandavo come fosse possibile che mia mamma non avesse la benchè minima idea di come si vestivano le bambine negli anni '90. Le calzamaglia gialline e le paperine blu scuro mi mettevano a disagio, la stessa sensazione di esclusione che provavo quando, a danza, avevo i collant più spessi di tutte le altre e il body più sfigato del gruppo. Quello opaco. E lo chignon, con tutti quei capelli fuori posto. Le mani mangiucchiate che sfogliavano l'album di foto delle Spice Girls, composto acquistando tutti i numeri di Cioè per un anno intero. L'abbonamento era troppo caro. I tacchi di Victoria Adams. Mi resi conto che se avessi dovuto essere una Spice, magari in uno di quei giochi di ruolo che si fanno alle elementari, sarei stata la sfigatissima Melanie C, così come all'asilo ero stata per tre anni di fila Chibiusa. Come chi è Chiubiusa. E' quella piccola coi capelli rosa, la figlia futura tra Bunny e Marzio. Interpretavo lei perchè era bassa. Così, quando in previsione del saggio di danza di Natale si doveva decidere chi avrebbe fatto Biancaneve, mi misi nel mio bell'angolino a riflettere su quale fosse il nano più adatto a me. Probabilmente Brontolo. Ecco che la maestra inizia dai nani. E che palle. Mi alzo in piedi. Ma ne ha già detti sette e..beh dai la strega cattiva mi va benissimo, almeno balla da sola. -Chiara fai Biancaneve-, mi dice, senza perdere lo sguardo dal foglio. Mi sono sempre chiesta se l'avesse fatto per tatto, per non dover far interpretare il nano alla più piccola. Ma in fondo il mio collo del piede, sempre teso nello sforzo di farmi sembrare più slanciata, era il migliore, il più allenato. Sul palco da sola, la strega mi ha teso la mela e se n'è andata ghignando a gran voce. Un morso, giravolta, giravolta e giù. A terra, felice.

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